Compressione del nervo mediano al polso.
Quando il formicolio alla mano diventa insistente ed è presente
nelle ore notturne o al risveglio bisogna pensare sempre alla
sindrome del tunnel carpale e quindi alla sofferenza del nervo
mediano.
La sindrome del tunnel carpale è causata dalla compressione del
nervo mediano quando questo attraversa il tunnel o canale
carpale del polso e rappresenta sicuramente la più frequente
patologia della mano e dell’arto superiore. La sua maggiore
incidenza si ha nelle donne in età menopausale, ma non è raro
trovarla anche nei soggetti maschi, specialmente se lavoratori
manuali.
I sintomi
La fase iniziale della compressione del nervo mediano è detta
“irritativa”, può durare anche vari anni ed è caratterizzata da
alterazioni della sensibilità aspecifiche ed episodiche che si
verificano soprattutto durante la notte o al risveglio. In
particolare si osserva quasi sempre formicolio e torpore alle
prime tre dita della mano. In passato tale sintomatologia veniva
messa in relazione ad eventuale artrosi cervicale, spesso
coesistente. L’evoluzione della compressione, quando non
adeguatamente trattata, conduce inesorabilmente ad un
peggioramento dei sintomi: il formicolio diventa continuo sino a
disturbare il sonno notturno; inesorabilmente però subentra
quasi sempre la fase “ PARALITICA “, caratterizzata da gravi
disturbi della sensibilità tattile e dalla diminuzione della
forza prensile anche a causa dell’ ipotrofia muscolare presente
all’eminenza tenare, situata alla base del pollice. Il dolore è
tipico delle fasi avanzate della compressione nervosa: inizia
alle dita e si irradia fino alla spalla omolaterale.
Perché si determina la compressione del nervo ?
Il tunnel carpale è un canale osteofibroso del polso delimitato
profondamente da un pavimento osseo costituito dall’insieme
delle ossicine carpali che formano le pareti di una sorta di
doccia chiusa verso la superficie cutanea da un robusto tessuto
fibroso (legamento traverso anteriore del carpo). Il tunnel
carpale è attraversato dal nervo mediano prima che si divida nei
sottili rami nervosi collaterali destinati al pollice, indice,
medio e superficie radiale dell’anulare. Insieme al nervo il
tunnel contiene tutti i tendini flessori digitali e le loro
guaine. Da quanto detto si capisce come qualsiasi condizione che
determini un aumento di volume all’interno del tunnel (
ipertrofia delle guaine tendinee o ispessimento del legamento
trasverso anteriore del carpo ) determina una compressione
diretta sul nervo mediano causando la caratteristica
sintomatologia. L’ipertrofia delle guaine dei flessori è tipica
del sesso femminile in rapporto con le alterazioni ormonali che
accompagnano il periodo menopausale.
Può anche essere la conseguenza di attivita’ lavorative che
comportino sforzi fisici ripetuti interessanti il polso e la
mano (macellai , elettricisti, sarti, impiegati che passano
diverse ore della giornata a computer con il mouse ecc.). Spesso
non esiste una causa precisa quanto un insieme di fattori
concausali che insieme ad un ispessimento fibroso del legamento
traverso anteriore che interviene senza una motivo conosciuto
(idiopatico ) determinano l’aumento di pressione all’interno del
canale carpale e la conseguente sintomatologia. Altre volte la
comparsa della Sindrome compressiva complica il decorso di
fratture del polso che determinano una alterazione anatomica
della doccia carpale. (
traumatologia >> )
In ultimo può associarsi a condizioni patologiche diverse che
hanno in comune un aumento della pressione all’interno del
canale carpale (artrite reumatoide, diabete, ipotiroidismo,
pazienti costretti all’emodialisi).
La diagnosi
La sintomatologia è quasi esclusivamente soggettiva
caratterizzata nella fase iniziale dal formicolio o sensazione
di “ addormentamento” o torpore presente nelle dita innervate
dal n. mediano ( pollice, indice, medio e superficie radiale
dell’anulare). All’inizio questi sintomi sono presenti al
risveglio mattutino o svegliano il paziente durante la notte in
rapporto alla posizioni in estensione o flessione che può
assumere il polso durante il riposo notturno. In effetti la
posizione forzata in flessione o estensione del polso mantenuta
dal paziente per circa trenta secondi se causa formicolio nel
territorio del mediano è ritenuta un test clinico oggettivo
affidabile di presenza della sindrome (test di Phalen). Altro
test clinico oggettivo attendibile solo nelle avanzate
compressioni è il test di Tinel ( percussione con dito o
martelletto della regione anteriore del polso ritenuto positivo
quando la manovra provoca una sorta di “scarica” elettrica lungo
il decorso del mediano).
Nei casi dubbi si può consigliare un esame che permette di
valutare sia la velocità di conduzione dello stimolo nervoso da
parte del nervo mediano (elettroneurografia sensitiva e motoria
) sia il trofismo muscolare della eminenza tenare , specialmente
l’opponente del pollice.
Bisogna però precisare che questi esami elettrici
diventano positivi solo nelle fasi di avanzata compressione
nervosa per cui vanno interpretati dallo specialista, che dovrà
coniugare i risultati di questi esami con l’esame clinico e
spesso consigliare trattamento chirurgico pur con EMG negativa.
La terapia
Quando le comuni terapie mediche o fisiche come Ultrasuoni,
Ionoforesi, laserterapia non sono in grado di diminuire
l’intensità della sintomatologia si deve ricorrere alla
chirurgia.
L’intervento può essere praticato ambulatorialmente, in
anestesia locale e in una alta percentuale di casi porta ad un
beneficio pressoché immediato.


Si pratica un’incisione di circa 1-2 cm al palmo attraverso la
quale si interrompe il legamento traverso del carpo e si
provvede a liberare dall’esterno il nervo mediano (neurolisi
esterna). L’atto chirurgico interrompe la compressione sul nervo
determinando immediatamente un sollievo alla sintomatologia. E’
chiaro che gli eventuali danni da compressione già presenti per
il perseverare della sintomatologia possono,anche se raramente,
non regredire. In ogni caso il trattamento chirurgico è indicato
per evitare un ulteriore danno nervoso che aggraverebbe i
deficit già presenti. L’intervento dura pochi minuti per cui il
paziente può essere dimesso subito dopo l’uscita dalla sala
operatoria .
Il paziente può muovere la mano appena dopo l’intervento e
nell’arco di una settimana riprendere le comuni attività della
vita relazionale.
Esteticamente la ferita è di ottima qualità ed è difficilmente
riconoscibile già a tre mesi di distanza dall’intervento.


Mi preme precisare che nonostante un accesso minimo e tempi
chirurgici brevissimi ( 3,4 minuti circa ) la zona chirurgica di
accesso può risultare dolente e dolorabile durante le prese di
forza anche per molte settimane dopo l’intervento.Questo
classico dolore non deve assolutamente spaventare perché è
destinato a scomparire man mano che la cicatrice da una parte si
“ ammorbidisce “ e dall’altra va a compensare la
superficializzazione del nervo mediano conseguente
all’intervento.
Dopo intervento per dito a scatto come per tunnel carpale o per
malattia di De Quervain, operati singolarmente o in associazione
come spesso succede, si consiglia di mobilizzare attivamente le
dita della mano operata serrando con forza il pugno e ripetendo
più volte il movimento alternadolo a pause di riposo. Si
raccomanda di muovere attivamente e ripetutamente la spalla e il
gomito in tutte le direzioni consentite. E’ consigliabile
evitare fino al successivo controllo medico di sottoporre la
mano operata a sforzi in prensione come stringere maniglie,
alzare serrande ecc. Consiglio in ultimo di dormire la prima
notte preferibilmente in posizione supina con spalla anteposta e
gomito esteso appoggiando la mano operata su un cuscino.
Malgrado queste importanti raccomandazioni le dita potrebbero
tendere a gonfiare. In questo caso si consiglia di insistere ,
malgrado l’eventuale dolore, nello stringere il pugno .E’
importante aiutarsi con la mano non operata a mobilizzare fino
alla completa flessione tutte le dita della mano operata.
L’eventuale comparsa di macchie di ecchimosi specialmente alla
regione volare del polso e dell’avambraccio non devono
assolutamente spaventare in quanto espressione di modesto
stravaso ematico legato all’uso del bracciale pneumatico nel
corso dell’intervento. Si raccomanda in ultimo di NON usare
localmente pomate od unguenti in quanto le macchie ecchimotiche
scompariranno senza alcun esito nel corso dei 10 gg successivi
all’intervento.
© Copyright 2009
Dott. Maurizio Rubino