Lo scafoide fratturato rappresenta una incognita in merito al
buon fine del trattamento.Le difficoltà nell’osteosintesi dello
scafoide dipendono , a parte dalla conformazione spaziale dello
stesso anche e soprattutto dalla precaria vascolarizzazione. A
questo si aggiunge il ruolo cardine nella biomeccanica del polso
svolto dallo scafoide e le ben note conseguenze di una frattura
che evolve in pseudoartrosi.
Personalmente preferisco trattare con osteosintesi la maggior
parte delle fratture di scafoide con l’obiettivo di una
osteosintesi stabile e non lesiva della già precaria
vascolarizzazione e conseguente breve immobilizzazione
postoperatoria nel tentativo di garantire al più presto la
massima funzione.
Preferisco usare le viti di Herbert con accessi volari salvo
rare eccezioni.Sono viti in titanio ,senza testa per non creare
conflitti meccanici con le altre ossicine carpali e con un passo
differente all’inizio e alla fine della vite che permette, pur
in osso spugnoso di ottenere la massima compressione meccanica
interframmentaria possibile.
In caso di frattura molto prossimale dello scafoide , previo
studio in magneto risonanza della vascolarizzazione residua del
polo prossimale, si può usare una vite di Herbert o simili
introdotta in maniera retrograda e cioè dal polo prossimale al
polo distale.

Alternativa a questo trattamento quando la RM non dimostra
vitalità del frammento prossimale può essere la protesi parziale
adattativa dello scafoide denominata APSI.



Una frattura non guarita determina una sorta di neoarticolazione
dei frammenti di frattura denominata pseudoartrosi che
scompagina totalmente in maniera evolutiva e progressivamente
peggiorativa la biomeccanica del polso determinando una
progressiva artrosi del polso.La pseudoartrosi di scafoide viene
di solito trattata con vite di Herbert o con innesto osseo da
ala iliaca a seconda del tipo di pseudoartrosi e della vitalità
del frammento prossimale.Quando la spinta biologica riparativa
sembra essersi esaurita può essere utile associare terapia con
onde d’urto per cercare di far riprendere i processi
consolidativi.
Se i tentativi terapeutici mirati a far consolidare la
pseudoartrosi falliscono si può ricorrere ad una protesizzazione
parziale ( APSI ) o totale dello scafoide (
protesi
scafoide.ppt >> )
Alternativa alla protesi di scafoide è la asportazione della
prima filiera carpale, intervento sicuramente aggressivo
anatomicamente ma capace , in casi opportunamente candidati a
questo tipo di intervento, di togliere completamente e in poco
tempo il dolore consentendo una discreta funzione e una
sufficiente forza di presa.


© Copyright 2009
Dott. Maurizio Rubino