Dott. Rubino Maurizio

Le fratture del Piatto Tibiale costituiscono per l’ortopedico che si accinge al loro trattamento una sorta di sfida nel tentativo di limitare al massimo le frequenti e temute complicanze di questo tipo di lesioni.
In effetti da un lato esistono problemi di riduzione anatomica di queste fratture articolari e dall’altro la deviazione assiale cui possono dare luogo può determinare a medio o a lungo termine artrosi postraumatica del ginocchio.
Considerando infine l’alta incidenza di queste fratture in soggetti giovani si comprende come il loro trattamento sia argomento di discussione tra due sostanziali orientamenti.Esistono i favorevoli al trattamento “ aggressivo “ con apertura della articolazione, riduzione minuziosa sotto controllo diretto attraverso l’espansione delle trabecole ossee compenetrate dal trauma con l’innesto di osso autologo o di derivati dall’osso attualmente in commercio e coloro che preferiscono non aprire l’articolazione ma ridurre attraverso la visione radiografica indiretta e contenzionare con placche di ultima generazione attraverso accessi molto contenuti.

 


Personalmente appartengo alla prima categoria e ciò si desume dai casi che vengono presentati.
Nel postoperatorio dopo un paio di settimane di riposo funzionale in valva gessata con ginocchio semiflesso si inizia la mobilizzazione cauta attiva assistita del ginocchio mentre il carico gravitario viene di solito concesso gradualmente e di solito non prima dei 90 giorni .

 



 

© Copyright 2009 Dott. Maurizio Rubino

 

 

Specialista in Ortopedia
Specialista in Chirurgia della Mano

Piatto tibiale