Le tenovaginaliti stenosanti appartengono al vasto e controverso
ambito reumatico e sono rappresentate nella maggior parte dei
casi dalla malattia di De Quervain e dal dito “a scatto”.
Sono patologie più frequenti nel sesso femminile intorno alla
quinta, sesta decade di vita. Spesso sono associate fra di loro
ed alla sindrome del tunnel carpale. A questo proposito è utile
ricordare che possono insorgere simultaneamente o in tempi
successivi, senza alcun rapporto causale nel determinismo delle
stesse. Non è infrequente infatti la comparsa, durante la fase
riabilitativa per eventuale intervento di neurolisi del nervo
mediano al polso, di uno scatto in flessione di un dito lungo
che può richiedere un ulteriore trattamento chirurgico così come
può accadere il contrario. Altre volte si giunge alla
indicazione chirurgica con più patologie concomitanti che
possono essere trattate simultaneamente nel corso dello stesso
intervento (Fig. 1) sempre in anestesia locale e
ambulatorialmente.

Fig. 1: Caso “paradigmatico” di associazione delle
tenovaginaliti (terzo dito a scatto e malattia di De Quervain) e
della sindrome del tunnel carpale operate contemporaneamente in
anestesia locale.
Il dito a scatto e la malattia di De Quervain sono espressione
di un conflitto meccanico contenente – contenuto tra le guaine
tendinee e i tendini stessi (apparato flessore nel dito a scatto
ed estensori del pollice nella malattia di De Quervain). Le
guaine tendinee da fattore di protezione diventano fattore di
malattia quando le pulegge fibrose (ispessimenti circoscritti
delle guaine che mantengono aderenti i tendini al piano osseo
durante lo scorrimento) vanno incontro ad un restringimento
fibrotico su base reumatica , tale da impedire la normale
escursione in flessoestensione del tendine. Possono riconoscere
anche cause di tipo traumatico indiretto come conseguenza di
attività lavorative che comportino ripetuti movimenti in
flesso-estensione delle dita o del polso (in questo caso di più
frequente comparsa nell’uomo adulto) o di tipo ormonale legato
all’equilibrio tra estrogeni e progestinici per cui sono
prevalenti nel sesso femminile.
LA MALATTIA DI DE QUERVAIN
La malattia di De Quervain è una tenovaginalite che coinvolge la
guaina che riveste due estensori del pollice, denominati
abduttore lungo ed estensore breve che occupano il primo
compartimento dorsale del polso. I tendini, che provengono
dall'avambraccio, arrivati al polso passano all'interno di una
guaina fibrosa che sta alla base del pollice con la funzione di
evitare il fenomeno della “ corda d’arco “ durante l’estensione
del pollice, migliorando l’efficienza meccanica degli estensori.
La malattia consegue spesso a microtraumatismi ripetuti classici
di attività caratterizzate dalla ripetizione di movimenti
combinati in flessoestensione del polso. Per questo è frequente
nei musicisti, nelle signore dedite al cucito e al ricamo, in
chi usa molto il mouse o la tastiera del computer.
Classica è l’insorgenza della malattia di De Quervain nel
periodo postgravidico dove il disormonismo legato alla
gravidanza e all’allattamento unito al trauma indiretto
continuativo patito dai polsi per sollevare il neonato sono
capaci di scatenare malattia.
Nel caso della malattia di De Quervain la sensazione dolorosa
compare durante attitudini della mano e del polso tipiche della
gestualità quotidiana caratterizzate da torsioni combinate con
movimenti del polso in flesso estensione. Il paziente
tipicamente indica con la punta di un dito la stiloide radiale
dolente che diventa estremamente dolorabile alla pressione
digitale diretta.Può infine essere palpata la guaina ipertrofica
come un ispessimento di consistenza duro-elastica della cute
circostante.
A volte il dolore si diffonde verso l'avambraccio e peggiora nei
movimenti di presa, come nell'aprire un barattolo, strizzare un
panno, o girare una chiave; può essere presente una sensazione
di formicolio al dorso del pollice provocato dall'irritazione di
un piccolo ramo nervoso sensitivo del nervo radiale che decorre
sopra la guaina ispessita.
Il dolore è acuito dal movimento di inclinazione ulnare della
mano mantenendo il pollice flesso al palmo dalle dita lunghe,
test tipico della malattia di De Quervain noto come segno di
Finkelstein (Fig. 2).

Fig. 2: Test di Finkelstein, patognomonico della Malattia di De
Quervain
Inoltre la malattia di De Quervain può disturbare il riposo
notturno per la sintomatologia dolorosa legata ad atteggiamenti
di flessione coatta assunte involontariamente dal polso durante
il sonno.
La diagnosi si basa sulla descrizione dei sintomi, che sono
molto caratteristici.
Bisogna differenziare il dolore caratteristico della malattia di
De Quervain dal dolore al polso conseguente a fratture del polso
e ad artrosi dell’articolazione radiocarpica o trapezio
scafoidea. Utile può essere un’ecografia che identifica la
guaina ipertrofica ed infiammata dell’abduttore lungo e dell’
estensore breve del pollice.
Trattamento
In alcuni casi, per attenuare i sintomi, è sufficiente evitare
per un certo tempo i movimenti che provocano dolore. Nelle forme
iniziali, l'applicazione di un tutore notturno e un ciclo di
terapia con farmaci anti-infiammatori o terapia fisica
(ultrasuoni e ionoforesi) può contribuire a risolvere il
disturbo.
Se il dolore è intenso e persistente è indicato il trattamento
chirurgico.
L'intervento viene effettuato in anestesia locale
ambulatorialmente, per cui si può essere dimessi all’uscita
della sala operatoria.
Dopo l’infiltrazione con anestetico locale ed applicazione di
laccio pneumostatico, si esegue una piccola incisione traversa
di circa due o tre centimetri a livello del dorso del polso in
corrispondenza del primo compartimento che ospita i due tendini
interessati. Si procede per via smussa nel derma dove si isolano
i rami cutanei sensitivi del nervo radiale (Fig. 3); si giunge
quindi sulla guaina stenotica ed infiammata.


Fig. 3: Accesso trasversale al polso ed isolamento dei rami
sensitivi nervosi del nervo radiale
Questa viene incisa in tutta la sua estensione longitudinale e
vengono liberati i tendini verificandone lo scorrimento
intraoperatoriamente. Bisogna porre particolare attenzione ad
identificare attentamente i capi dell’abduttore lungo e
dell’estensore breve del pollice poiché esistono numerose
varianti anatomiche con presenza di setti all’interno della
guaina stessa che possono trarre in inganno. Si corre infatti il
rischio di considerare liberi tutti i tendini nelle loro
varianti anatomiche classiche dimenticando, di solito
l’estensore breve, che può essere avvolto da una sorta di guaina
accessoria, peraltro presente in oltre il 30 % dei polsi
(malattia di Christie-Wulle).
Si esegue quindi la sutura con tre o quattro punti lasciando un
piccolo drenaggio per capillarità. La ferita viene quindi
medicata con un bendaggio di cotone e benda elastica, concedendo
immediatamente il movimento attivo.
Il giorno successivo viene rimosso il drenaggio e sostituito il
bendaggio con una piccola medicazione compressiva; i punti di
sutura saranno invece rimossi dopo circa dieci giorni. La
riabilitazione della mano attraverso una mobilizzazione passiva
eseguita dal Paziente con l’altra mano e il movimento attivo,
portano ad un beneficio pressoché immediato dalla sintomatologia
algica che permette di riprendere in breve tempo le comuni
attività di vita relazionale e lavorativa. La riabilitazione
della mano operata di guainotomia per morbo di De Quervain è più
semplice rispetto al recupero di una mano operata per dito a
scatto.
Dopo intervento per dito a scatto come per tunnel carpale o per
malattia di De Quervain, operati singolarmente o in associazione
come spesso succede, si consiglia di mobilizzare attivamente le
dita della mano operata serrando con forza il pugno e ripetendo
più volte il movimento alternadolo a pause di riposo. Si
raccomanda di muovere attivamente e ripetutamente la spalla e il
gomito in tutte le direzioni consentite. E’ consigliabile
evitare fino al successivo controllo medico di sottoporre la
mano operata a sforzi in prensione come stringere maniglie,
alzare serrande ecc. Consiglio in ultimo di dormire la prima
notte preferibilmente in posizione supina con spalla anteposta e
gomito esteso appoggiando la mano operata su un cuscino.
Malgrado queste importanti raccomandazioni le dita potrebbero
tendere a gonfiare. In questo caso si consiglia di insistere ,
malgrado l’eventuale dolore, nello stringere il pugno .E’
importante aiutarsi con la mano non operata a mobilizzare fino
alla completa flessione tutte le dita della mano operata.
L’eventuale comparsa di macchie di ecchimosi specialmente alla
regione volare del polso e dell’avambraccio non devono
assolutamente spaventare in quanto espressione di modesto
stravaso ematico legato all’uso del bracciale pneumatico nel
corso dell’intervento. Si raccomanda in ultimo di NON usare
localmente pomate od unguenti in quanto le macchie ecchimotiche
scompariranno senza alcun esito nel corso dei 10 gg successivi
all’intervento.
© Copyright 2009
Dott. Maurizio Rubino